Meno armi, più asili nido e ricercatori

Basta nuovi armamenti, è tempo di frenare la spesa in armi belliche. Ora è il momento di pensare alle famiglie, alle donne che vogliono dei figli, alle madri che vogliono rientrare al lavoro, ai bambini e ai ragazzi. Destiniamo i risparmi così ottenuti alla costruzione di nuovi asili nido e alla ricerca universitaria. È ora di pensare a costruire il futuro, non più a distruggerlo”. La proposta viene da Francesco Martines, Candidato alla Camera dei Deputati nel Collegio Uninominale 3 (Udine e comuni vicini, Cividalese, Manzanese e Bassa Friulana Occidentale) per la coalizione di centrosinistra.

“L’aggiornamento tecnologico delle nostre forze armate è legittimo quanto rispettare i trattati internazionali. Quello che finora è stato investito, va bene. Proprio per questo adesso abbiamo margine per ridurre la spesa in nuovi armamenti. Ogni anno il nostro Paese spende 23,4 miliardi di euro in questo settore. Basterebbe recuperare una percentuale di questi investimenti per fare tantissimo nei settori della scuola, del sociale e delle ricerca. Settori fondamentali nello sviluppo futuro del nostro paese, settori su cui puntare tutto, settori che riguardano i giovani e le prossime generazioni”.

Nel programma di governo del centrosinistra sono già stato state indicate due delle possibili modalità di utilizzo di questi risparmi. Da una parte un piano nazionale di asili nido da 100 milioni di euro l’anno per tutta la prossima legislatura. Un modo per aiutare le mamme e i papà che lavorano, dare loro un aiuto concreto e permettere ai bambini di crescere in ambienti sani e sicuri con personale qualificato.

Dall’altra bisogna procedere subito con l’assunzione di 10.000 ricercatori universitari senior di tipo B. Risorse fondamentali per la ricerca scientifica. Giovani che non devono più cercare lavoro all’estero ma che possono rimanere qui in Italia, vicino a casa propria, contribuendo alla crescita di tutto il Paese.

Già negli anni scorsi l’attuale maggioranza di governo ha investito 270 milioni di euro sui dipartimenti universitari d’eccellenza e sull’allargamento della no tax area. Interventi importanti ma che vanno supportati e resi strutturali.

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